Intervista a Ilaria Genatiempo: «La medaglia d’oro va al teatro, il mio lessico familiare»
Ilaria Genatiempo si è raccontata a Il Diurno dove ha riassunto i prossimi impegni, lo spettacolo al Teatro Greco di Siracusa (interpreta Euridice ne L’Antigone di Sofocle) e la passione per la recitazione. Ecco cosa ci ha detto.
Ciao Ilaria cosa significa per te fare teatro?
“Per me significa avere a che fare costantemente con la paura. E poi farsi domande. In entrambi i casi impari che è determinante su cosa poni l’attenzione e a cosa permette di permearti”.
Quanto è stato emozionante e allo stesso tempo difficile recitare in un’opera teatrale come Antigone?
“Antigone urla al presente, pretende aderenza e onestà e questo emoziona, è vero. Ci insegna a prendere posizione e ci insegna che astenersi dal farlo è anch’essa una presa di posizione.
Il nostro regista Robert Carsen ci ha guidato in questo viaggio in modo che le possibili difficoltà fossero strumento di crescita. Un maestro. Poi dei collaboratori, le maestranze e un cast eccezionale hanno reso questo viaggio impossibile da dimenticare”.

E poi al teatro Greco di Siracusa?
“Torno al teatro di Siracusa come si torna da quegli amici che ti conoscono così profondamente che non c’è bisogno di vedersi quotidianamente e nessun altro incontro potrà mettere in discussione il filo che vi lega. Amorevoli e severi, da non dare mai per scontato.
La mia prima volta nel 2006 appena uscita dall’Accademia, ero Polissena nell’Ecuba di Massimo Castri”.
Dicci quali sono le prossime date?
“Antigone si ferma, per ora”.
Inoltre puoi anticiparci riguardo la prossima stagione teatrale, i tuoi progetti?
“Intanto a settembre continuerò un progetto di studio iniziato lo scorso anno con Krystian Lupa, regista polacco tra i piu’ visionari che la scena abbia mai conosciuto. Penso sia molto importante per un attore o un’attrice ritagliarsi dei momenti di esplorazione, allenamento, studio che esulino e non contemplino l’aspetto produttivo”.
Se dovessi fare una classifica tra teatro, tv e cinema, come ti comporteresti e perchè’?
“La medaglia d’oro va al teatro, e a tutto quello che appartiene al teatro, è il mio lessico familiare. Lo conosco, intendo che lo conosco come luogo, pratico, conosco come “funziona” e questo regala al mio lavoro d’attrice libertà.
Al cinema mi sento ospite, gradita ma ospite e quindi mi muovo con maggior cautela e soggezione e questo non fa bene alla creatività.
La televisione dà la popolarità e visto come va ultimamente ti confesso che vorrei una botta di popolarità così da non far borbottare le dinamiche di mercato che purtroppo hanno intaccato anche il mondo teatrale “.
Infine c’è un’opera teatrale o un film determinanti per la tua scelta di divenire attrice?
“Anna dei miracoli” con Mariangela Melato al Teatro civico di Vercelli. Non avevo idea di cosa mi fosse successo ma avevo assistito a qualcosa che mi aveva cambiato. Quel qualcosa è dentro di me da sempre”.



