Letteratura e libri

Intervista a Zena Ways: «Nei romanzi mi interessa raccontare le persone nelle loro contraddizioni. Sto lavorando a un nuovo romanzo»

La scrittrice Zena Ways

La scrittrice Zena Ways ci ha concesso un’intervista nella quale ha regalato tanti spunti interessanti, tra cui il senso dello scrivere mista all’introspezione (tema centrale dei suoi scritti). Traspare- da quanto affermato dall’autrice- l’importanza del suo secondo libro per lei fondamentale, “Sulla strada per il Nepal”: una storia che inizialmente può essere incentrata sull’amore, culminando invece nell’amicizia.

Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

«Credo che la mia passione per la scrittura sia nata prima ancora che io me ne rendessi conto. Ho sempre avuto un rapporto molto forte con le parole e con le emozioni, ma per molto tempo non ho pensato alla scrittura come a qualcosa che potesse diventare parte del mio percorso. È arrivata quasi naturalmente, in un momento difficile della mia vita, quando avevo bisogno di evadere e, allo stesso tempo, di dare un senso a ciò che sentivo, osservavo e vivevo. Scrivere mi permette di trasformare emozioni, esperienze e domande in storie, e forse è proprio questo che mi ha fatto innamorare della scrittura: la possibilità di prendere qualcosa di estremamente personale o inspiegabile e trasformarlo in qualcosa in cui anche qualcun altro possa riconoscersi».

Cosa significa per te scrivere?

«Per me scrivere significa dare una voce a ciò che spesso non riusciamo a dire nella vita reale. È un modo per esplorare le emozioni, anche quelle più scomode, senza doverle necessariamente giudicare. Nei miei romanzi mi interessa raccontare soprattutto le persone nelle loro contraddizioni: ciò che desiderano, ciò che temono e le scelte che compiono anche quando sanno che potrebbero farle soffrire. Ma scrivere significa anche lasciare qualcosa di sé. Ogni storia porta con sé una parte dell’autore, anche quando non è autobiografica. E la cosa più bella, per me, è quando quella parte arriva al lettore e diventa qualcosa di suo».

Quanto ritieni sia stato fondamentale per il tuo percorso il passaggio dal primo al secondo libro?

«È stato fondamentale, perché mi ha fatto capire che non volevo semplicemente scrivere un secondo libro: volevo continuare a crescere come autrice. Il primo romanzo mi ha dato il coraggio di iniziare e di credere che una storia che avevo dentro potesse arrivare agli altri. Con il secondo ho iniziato invece a interrogarmi maggiormente sulla scrittura, sulla costruzione dei personaggi, sulla voce narrante e, soprattutto, su ciò che volevo davvero raccontare. Sono due libri molto diversi tra loro e, proprio per questo, rappresentano due momenti importanti del mio percorso. Il passaggio dall’uno all’altro mi ha fatto capire che non voglio sentirmi legata a un solo genere o a una sola formula: voglio continuare a sperimentare.

C’è un personaggio dei tuoi romanzi al quale sei legata più degli altri?

Sicuramente Camille, protagonista di Oggi e domani forse, ha un posto speciale per me. È stata la prima persona a cui ho dato una voce attraverso un romanzo e, in qualche modo, è stata lei a farmi capire che potevo davvero diventare un’autrice. Mi affeziono ai miei personaggi per motivi diversi, ma Camille rappresenta l’inizio di tutto. È una donna che cerca di rimettere insieme i pezzi della propria vita, cercando di conciliare il ruolo di madre, di donna e di persona che ha ancora il diritto di desiderare qualcosa per sé. Forse è proprio questo che me la rende così cara: la sua fragilità, la sua imperfezione».

Stai lavorando a un nuovo romanzo: parlacene. E quale sarà il tema centrale?

«Il nuovo romanzo a cui sto lavorando si intitola Non eri casa, ma ci assomigliavi: è una storia che nasce da una domanda. Cosa succede quando confondiamo una persona con il luogo in cui vorremmo sentirci al sicuro? La protagonista, Sofia, si trova a fare i conti con un legame che continua a condizionarla, anche quando quella relazione sembra ormai appartenere al passato. Ritrova poi la sua amica d’infanzia e, durante quell’estate, entrambe si troveranno a vivere esperienze completamente nuove e inaspettate. Ma quelle esperienze le costringeranno anche a guardarsi dentro e, soprattutto, a confrontarsi con il loro rapporto e con il modo in cui sono cambiate nel tempo. Il tema centrale è l’amicizia, la dipendenza affettiva e la paura di scoprire chi siamo quando smettiamo di cercare noi stessi negli altri. Anche qui l’amore farà la sua parte e, inizialmente, sembrerà essere il tema centrale della storia. Ma non sarà così. Non voglio svelare troppo, perché credo che alcune storie vadano scoperte pagina dopo pagina. Posso solo promettere che farò in modo che l’attesa ne valga la pena».

Infine, qual è il romanzo che più degli altri ti ha fatto comprendere la passione per la scrittura?

«Sicuramente L’uomo che credeva di non avere più tempo di Guillaume Musso. È un romanzo che mi ha colpita soprattutto per l’intensità con cui vengono raccontate le emozioni e per la capacità dell’autore di portare il lettore dentro la vita e i sentimenti dei suoi personaggi. Ricordo di essere rimasta particolarmente colpita da quanto una storia potesse riuscire a far provare così tanto: non soltanto seguire una trama, ma sentirne il peso emotivo, interrogarsi sulle proprie scelte e affezionarsi profondamente ai personaggi. Credo che sia stato uno dei libri che mi ha fatto pensare per la prima volta che avrei voluto provare anch’io a raccontare le emozioni in quel modo: non semplicemente descriverle, ma farle arrivare al lettore».

Gaetano Perrotta

Gaetano Perrotta

About Author

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe piacerti anche

Letteratura e libri

Intervista a Stefania Lucchetti: “Sto lavorando a nuovi testi poetici che approfondiscono il rapporto tra identità, memoria, aspettative esterne e dimensione interiore”

La poetessa Stefania Lucchetti si è raccontata in un’intervista esclusiva a Il Diurno nella quale ha parlato dei suoi progetti
Letteratura e libri

Intervista a Luisa Aliotta: “Che Il Libeccio faccia il mio gioco. Omaggio alle parole in volo”, un romanzo filosofico e lirico”

La giovane scrittrice Luisa Aliotta, originaria di Acerra, ha concesso un’intervista a Il Diurno nella quale ha parlato del suo