Interviste

Giulia Nabò parla del suo nuovo brano “Scontrino”: « Nasce dopo un periodo estremamente pesante e aggrovigliato»

Giulia Nabò è una giovane artista emergente e si è raccontata a “Il Diurno”, dove ha posto l’accento sul proprio rapporto con la musica, sino al successo del brano dal titolo “Scontrino”.

Come nascono le tue canzoni?

«Quasi casualmente: spesso arrivano da una necessità profonda di spiegarmi cosa sento.
Ogni giorno mi capita di appuntarmi frasi, riflessioni o semplici abbinamenti di parole.
Arriva sempre il momento in cui questi (s)punti si uniscono: è come se, piano piano,
lasciassi tracce di ciò che provo e poi la chiave per la risposta fosse nella canzone finita.
La prima è arrivata a 15 anni su un banco di scuola: mi ero appena trasferita a Monza da
Spoleto e sentivo di non avere nessuno a cui raccontare cosa avevo dentro. È stato lì che
la penna è diventata la mia migliore amica».


Quando hai scoperto la passione per la musica?


«Più che una passione, la musica è una necessità: mia mamma mi ha sempre raccontato
che a 2 anni, quando mi svegliavo, restavo nel lettino a cantare qualsiasi canzoncina mi
venisse in mente e mi arrabbiavo se veniva a prendermi prima che avessi finito il mio
“concerto”. Verso gli 8 anni ho iniziato a desiderare ardentemente di imparare a suonare il
pianoforte, poi ho iniziato a studiare canto ed ho finito per diplomarmi in canto pop/rock al
Conservatorio di Bergamo. La musica è dentro ognuno di noi, il nostro cuore batte a ritmo:
qualcuno vi è più sensibile di altri. Diciamo che non riesco a ricordare un singolo giorno in
cui la musica non mi abbia strappato un sorriso, una lacrima o mi abbia lasciato un
insegnamento importante. Il periodo più significativo è stato durante l’estate del 2011: ero
molto sola e passavo le mie giornate seduta a terra accanto ad uno stereo rosso ad
ascoltare parole e note di chi era riuscito a dare un nome a ciò che io non sapevo spiegare
ma che dentro mi risuonava in maniera estremamente potente».


Il tuo nuovo brano s’intitola “Scontrino”: parlacene


« “Scontrino” nasce dopo un periodo estremamente pesante e aggrovigliato: mi sono
ritrovata incastrata in una situazione in cui non avevo più il controllo di chi io fossi e di
cosa davvero volessi. Come spesso accade, quando si rimane a lungo incatenati ai
desideri degli altri, il corpo e la mente mandano segnali profondi di ribellione che diventano
sempre più forti, fino a che non abbiamo abbastanza forza per tagliare via tutti i fili.
Le mie “forbici” sono una penna, una voce e una melodia.
La nascita di questo brano è quasi magia: stavo insegnando nell’aula accanto quando ho
sentito l’intro al piano di Samuele Macrì, compositore e produttore del pezzo. Era talmente
bella che ho dovuto interrompere la mia lezione per andare a fargli i complimenti. Quella
base era destinata ad un’altra persona, ma, per una serie di coincidenze, mi è stata
regalata. Ancora una volta ho unito gli (ap)punti e spero che questo brano possa essere
“forbici” per chiunque abbia bisogno di uscire da una stanza in cui non sta più bene».


Sarai impegnata in alcuni concerti quest’estate?

«Sì! Il 30 maggio ho realizzato il mio primo live per presentare “Scontrino” a Carate Brianza.
Il 7 giugno ho replicato a Lesmo. L’11 luglio sarò a Barzio per una replica dello spettacolo
“Le Grandi Interpreti della Musica Italiana” già portato in scena il 20 marzo a Mandello del
Lario. Ad agosto invece avrò delle date in Calabria, ma è ancora tutto da definire
Quali sono i tuoi prossimi progetti lavorativi?
Sicuramente ho intenzione di continuare a lavorare ai miei inediti: l’obbiettivo è quello di
creare un EP. Continuerò a portare in scena il mio spettacolo live aggiungendo man mano».

Gaetano Perrotta

Gaetano Perrotta

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