Capri, il ricordo di Gianluca Salvo, alias Alan Spagnuolo: i suoi racconti e la sua risposta a una possibile quarta stagione
L’attore Gianluca Salvo ci ha concesso un’intervista nella quale ha ripercorso le sue tre stagioni nella fiction “Capri”, interpretando il personaggio di Alan Spagnuolo. Allo stesso tempo ci ha raccontato alcuni suoi ricordi sul set della serie tv Capri che, in quest’anno, ha festeggiato i vent’anni dalla messa in onda. Ha fatto notare il proprio legame con questo personaggio rivelando anche com’è cambiata la sua vita: dalla laurea in ingegneria informatica, alla passione per la musica. Gianluca Salvo ha enumerato i vari momenti vissuti su un set unico per l’alchimia creatasi e il legame particolare con la prima stagione di Capri.
Che emozioni provi a vent’anni dalla messa in onda di Capri?
«Prima, se ti ricordi le repliche, andavano in onda su Rai Premium, sul canale 25. A casa mia, tutti quanti si sono ovviamente organizzati, hanno una tabaccheria, ci sono i nipoti e le mie sorelle, vivono tutti e lavorano lì. Quindi alle due del pomeriggio si sono trovati a guardare Capri per un mese, più o meno: ora va in onda Capri 3. Ero abituato alle repliche, cioè sapevo, perché poi le persone ogni tanto, sempre sotto l’estate, mi iniziano a contattare. Mi scrivono, mi mandano foto, questo tutti gli anni. Però quest’anno particolarmente… sono i vent’anni di Capri.
Capri è un bel prodotto. Capri è come se fosse l’ultimo baluardo di cosa sana che c’è stata in tv. Capri, alla fine, è Napoli. È una Napoli un po’ più accentuata, c’è comunque un’isola. C’è la famiglia cattiva ma allo stesso tempo il risvolto che prende ti fa capire che poi le cose dovrebbero essere risolte: alla fine si vince con l’amore, con la bellezza dei posti e della cultura. Anche se si parla napoletano, però è sempre un napoletano come dire facile da intendere, non è volgare. Alcune cose venivano anche naturali».

Quanto tu sei legato al personaggio di Alan? Alan Spagnuolo, la famiglia Spagnuolo.
«Ah, no, non è un legame, non ti posso dire. Sono legato a me stesso, quindi ti dico sì, però non è un personaggio, cioè io in quel momento io non ho interpretato nessun personaggio, io fui selezionato dal regista, il caro Enrico Oldoini, e adesso è venuto a mancare da qualche anno, sì. Però che regista? Che intuizione? Che intuizione? Avevo 9 anni. Mia mamma diceva a Oldoini: “Questa è una parte abbastanza importante, esce in tutte le puntate, ci sono un sacco di battute, cioè siete sicuri?”
Sì, signora, io lo so, io faccio questo, io faccio il regista, io non scherzo, vostro figlio, è Alan, vostro figlio è Alan, io voglio una parte che venga dal cuore, spontanea, e lui è così, cioè io lo vedo, fidatevi di me. Il personaggio, è assolutamente spontaneo, cioè sei tu, è vero come hai detto. Un inizio napoletano si può dire, in questo caso».
Saresti a favore di una quarta stagione di Capri. Tu ci saresti in questo ipotetico cast, anche se è complicato e tutto?
«Complicatissimo, sì, ma è vero. Direi di sì. Leggerei quella che è, come dire, la storia. Il copione. Ci starei, ovviamente con le dovute precauzioni, nel senso, perché oggi, non bastano i vent’anni. Se si mettono e pensano a com’è stato Capri e cosa l’ha reso davvero un successo e provano a replicarlo in qualche modo, contattando gli attori, gli attori già iniziano a partecipare, vengono le persone che c’erano prima, facciamo il casting di prima.. allora già le cose si inizieranno a vedere come dovrebbero. E io dico sì, ma se non succede niente, nessuno organizza, nessuno va, io non ho niente da poter dire. A me farebbe solo piacere.
La prima stagione di Capri è stato costosissima. Capri 1 è costato alla produzione tantissimo, perché erano i posti. Parliamo di Capri, ma le persone ormai lo sanno, la villa non è a Capri, è stata girata qualche scena pure a Vietri.
Nella terza stagione di Capri la villa è stata spostata a Roma, giusto, per capire, l’hanno ricreata a Cinecittà per abbassare i costi, e cambia tantissimo.
Per una quarta stagione bisogna valutare una buona storia: io non la chiamerei nemmeno Capri 4. Si può fare una nuova stagione, perché si tenta con tante fiction».
Tra le tre stagioni di Capri, quale ricordi con più affetto, a quale sei più affezionato se si può dire così?
«La prima perché è stata la mia prima vera esperienza e il mio primo vero salto nel mondo della televisione; ho iniziato a legare con quelle persone. Ricordo un amore eterno con Gabriella Pession: io ero piccolo, pensa lei è nata il 2 novembre, io il 3 e festeggiammo il compleanno a Capri. Sul set ho molte scene con lei: mi voleva molto bene. Era una cosa molto spontanea. Ero piccolo ed era come una giovane zia, Gabriella Pession: era giovane pure lei. Ti ricordo questa perché poi in ogni scena c’era lei in quanto protagonista. Ricordo c’è la prima scena che girai sulla piscina naturale. La prima battuta che io ho detto non era scritta: il regista- mi disse- fai un po’ la faccia triste. Quando Nicola (il figlio di di Massimo Galiano) ti dice Alan che c’è, risposi: sono preoccupato un po’ per la campagna acquisti del Napoli e questa fu la vera prima battuta che ho mai detto di fronte alla telecamera. Fu la prima volta che vidi anche Gabriella seduta su una roccia a prendere il sole per la parte».
Isa Danieli e il ruolo di Reginella: un tuo pensiero, avendola vissuta sul set?
«Isa Danieli è un’attrice straordinaria: sono ancora in brividi. La sua bravura è stata mantenere quell’impatto teatrale diretto e non è facile perché poi certe volte può sembrare finto certe volte può sembrare troppo. Sono due tipi di recitazione inversi si studia teatro si studia lei.
Quando ero piccolo non lo capivo ma comprendevo la realtà delle cose. La prima serie di Capri era bella nel vero senso della parola per come poi gli attori si muovevano sia sul set sia fuori, per il modo in cui era la relazione. Quando si vive bene su un set si può vivere bene in trecento modi cioè dipende dalla definizione che uno ha di vivere bene. Gli attori stavano bene; i posti erano bellissimi non c’erano problemi. Era tutto un investimento, un’innovazione: molti attori si conoscevano come Sergio Assisi e Gabriella Pession. Era una sorta di esperimento perché però c’erano tutti i buoni presupposti al servizio per avere una una grande serie. La cosa più importante che ho fatto è stata ovunque Capri. Gli attori principali di tutto le cose che hanno fatto e hanno lavorato per anni parlano sempre dopo 20 anni di quello che ha significato per loro Capri: lo ricordano con i 30 anni che avevano cioè allora avevano la mia età.
Come l’hanno vissuto poi alla fine. Molto più intensamente e con molta più lucidità rispetto a me che era un bambino che l’ha vissuta bene però non poteva andare oltre su certe cose».
Un tuo ricordo degli altri attori?
«Con gli altri attori c’era sempre ammirazione, rispetto. Poi loro erano divertiti dal vedermi perché giocavo io ero sempre un tipo che voleva giocare. Quindi portavo degli strumenti, delle cose. Avevo lo strumolo per esempio. Si sta ore così ad aspettare chi si prepara: ci sono molti momenti mostri. Hai un bambino lì per giocare. Iniziano a dire battute, iniziano a farti fare cose per divertirsi. Sempre con rispetto, sempre con buona intenzione. Mantenendo quello che era il clima che ti ho spiegato prima. Con chiunque sul set si respirava sempre una buona aria. Non c’era qualcuno che non si poteva sopportare. A volte capita però, a volte capita. Non è per niente scontata questa cosa. Nella serie ci sono degli scontri più o meno tra i personaggi, ma è come se tutti gli scontri si andassero a risolvere in qualche modo. C’è sempre un lieto fine, capito? Alla fine si leggeva sempre quella cosa di volersi bene, di lavorare in modo onesto, perché piaceva. Piaceva quello che si stava facendo, piaceva come si stava facendo. Piaceva il posto e il posto ti prendeva bene. Delle tre stagioni ci vede una differenza anche in termini di paesaggi. Quindi voglio dire, il pubblico è legato molto al cast delle prime due stagioni, la terza stagione molto meno».
Nella terza stagione il cast è stato rinnovato. Tu sei uno degli attori superstiti, si può dire.
«Sì, ero io, mio padre, Gennarino, sì. Antonella Stefanucci. E poi qualcun altro: Carlo Croccolo, che purtroppo è venuto a mancare pure lui. Alla fine poi, se tu oggi guardi Netflix, le serie, cioè ti rendi conto che una serie ormai si basa su personaggi fissi, all’epoca non era così ovvio. Oggi tu vai su Netflix, vedi una serie, dalla prima alla decima stagione, l’attore principale è quello. E’ quello che definisce. Se l’attore non lo fa più, la serie su Netflix viene chiusa».



