Il cantante Levi parla del nuovo brano “Fabbrica” a Il Diurno: “Volevo che il pezzo avesse un’atmosfera sospesa e notturna”
Levi è il nome d’arte del cantante napoletano Luigi Palma, cantautore indipendente che nel 2023 ha iniziato un percorso personale fatto di canzoni intime, notturne e profondamente atmosferiche. Dopo anni trascorsi in band influenzate da sonorità indie – rock e alternative internazionali, ha scelto una scrittura più essenziale e diretta, costruendo in modo autonomo un immaginario sonoro sospeso tra malinconia, vita urbana e ricerca di identità.
Le sue canzoni si muovono tra atmosfere emotive e riflessive, con sonorità sospese e contemporanee che accompagnano testi legati alla quotidianità, alle relazioni e al senso di smarrimento di una generazione sempre più distante da sé stessa. La scrittura resta personale e visiva, lontana dalla retorica e vicina a immagini semplici ma dirette.
Negli ultimi anni ha pubblicato diversi singoli, tra cui “Trip”, “Venerdì ti amo”, “Serotonina” e “Mille Cene”, definendo progressivamente un universo sonoro coerente e riconoscibile, costruito fuori dalle logiche mainstream e con un approccio totalmente indipendente. Il nuovo brano “Fabbrica” si inserisce perfettamente in questo percorso: una canzone intima e riflessiva che affronta il tema dell’omologazione e della perdita di identità nella società contemporanea, attraverso atmosfere sospese e immagini urbane. Ha concesso un’intervista a Il Diurno, dove ha parlato del suo nuovo brano “Fabbrica”.
Da dove nasce la tua passione per la musica?
È una domanda che sembra semplice, ma per me non lo è affatto, perché la musica è sempre stata qualcosa di naturale nella mia vita. È come se ogni giornata avesse una sua colonna sonora. Ho sempre avuto un legame quasi istintivo con la musica: ricordo ancora la sensazione che provavo da bambino quando vedevo una band suonare, un pianoforte o una chitarra. Rimanevo praticamente pietrificato.
Molti dei miei ricordi sono legati a canzoni e strumenti musicali. Ancora oggi uno dei momenti che preferisco è stare da solo in macchina ad ascoltare musica o scoprire nuovi artisti. Da bambino ero molto introverso e la musica per me era una specie di posto sicuro. Credo che sia nata anche da lì la necessità di trasformare certe emozioni in canzoni.
Quale musica ascolti maggiormente e quali sono i tuoi modelli di riferimento?
Ascolto davvero tantissima musica e senza particolari pregiudizi, purché mi trasmetta qualcosa. Oggi però ascolto in modo molto diverso. Quando inizi a scrivere canzoni e a suonare uno strumento sviluppi un orecchio diverso: inizi a fare attenzione ai dettagli, ai suoni, alle melodie e alle atmosfere, Mi capita spesso di scomporre completamente un brano mentre lo ascolto, cercando di capire ogni elemento.
Da ragazzino ho avuto i miei miti, come Oasis o Coldplay, e ho attraversato tutto il mio periodo indie rock e punk, ho ascoltato tantissimo anche Arctic Monkeys, Muse e Radiohead.
Negli ultimi anni invece mi sono avvicinato molto a artisti come Bon Iver o The 1975, mi hanno colpito molto per il modo in cui riescono a creare un mondo emotivo attorno alle canzoni.
In realtà però non mi sono mai ispirato a qualcuno in particolare. Mi piace quell’approccio spontaneo e indipendente alla musica che si percepisce subito quando una canzone nasce da un’esigenza vera dell’artista e non da una logica costruita.
Perché hai scelto come nome d’arte Lèvi?
In realtà non avevo in mente un nome preciso per il progetto. Lèvi nasce in modo molto naturale: è il modo in cui mia madre mi chiama da sempre, una specie di soprannome affettuoso legato al mio nome.
Mentre stavo cercando un nome d’arte ho pensato semplicemente che suonasse bene.
L’8 maggio è uscito il tuo brano “Fabbrica”: parlacene?
“Fabbrica” nasce da alcune sensazioni e immagini che negli ultimi anni mi sono rimaste addosso. Viviamo in un periodo in cui tutto sembra scorrere velocissimo e spesso si finisce quasi per assomigliarsi tutti, anche senza volerlo. Ho cercato di raccontare questa sensazione in modo molto personale, lasciando parlare soprattutto le immagini e le emozioni.
Anche musicalmente volevo che il pezzo avesse un’atmosfera sospesa e notturna, quasi come una città vista a tarda sera quando resti solo con i tuoi pensieri. In fondo “Fabbrica” parla proprio del tentativo di restare sé stessi in un mondo che tende continuamente a rendere tutto uguale.
A quali altri progetti stai lavorando?
Ho diverse idee a cui sto lavorando, ma sinceramente non mi piace vivere la musica in modo meccanico, come se dovessi avere sempre qualcosa pronto a tutti i costi. Le canzoni, almeno per me, devono avere il tempo di nascere davvero e arrivare quando sento di avere qualcosa da dire.
Quando trovo qualcosa che mi colpisce veramente, allora sento subito il bisogno di portarlo avanti. Cerco sempre di seguire quella sensazione in modo molto spontaneo, senza forzare troppo le cose.



