Intervista ad Antonella Prisco: l’attrice si racconta tra il personaggio di Mariella e lo spettacolo a teatro con le colleghe di Un posto al sole
Antonella Prisco è un’artista poliedrica: dal 2012 interpreta il ruolo di Mariella nella soap opera “Un posto al sole” e, attraverso il suo personaggio, sono state trattate tematiche importanti. Il primo amore dell’attrice è il teatro che la rivedrà protagonista in questa stagione con alcune colleghe di Un posto al sole: prima a gennaio al teatro Sannazaro con lo spettacolo “Per disgrazia ricevuta” (stesso cast di Streghe da marciapiede) per poi proseguire con “Streghe da marciapiede” (a partire dal mese di febbraio), per la regia di Stefano Amatucci.
Ciao Antonella che significa per te far parte della “famiglia” di Un posto al sole che il prossimo 21 ottobre festeggia 30 anni di storia?

“Sono orgogliosa di far parte della famiglia di Un posto al sole. È vero che faccio parte dello strand comedy, ma è anche vero che mi dà la possibilità di mettermi in gioco. Mariella, il mio personaggio, ha avuto anche momenti un po’ più delicati in cui ha raccontato le fragilità della donna: quando era incinta e per orgoglio non ha detto a Guido che il figlio era suo perché era stata tradita, sia quando è stata tradita da Guido e ha dovuto ricostruire la sua famiglia. E poi mi diverto anche perché lo strand comedy mi dà la possibilità di dare voce anche alla mia parte più leggera”.
Cosa ritieni di avere in comune con il personaggio di Mariella?
” Di Mariella io ho la stessa luce, la stessa leggerezza nell’affrontare le difficoltà della vita e anche del farsi carico dei problemi degli altri e degli amici, e nel volerli risolvere a tutti i costi”.
Che emozione hai provato il giorno in cui sei stata scelta per ricoprire il ruolo di Mariella e soprattutto in qualche modo “crescere” con il tuo personaggio nel corso degli anni?
“Ricordo perfettamente l’emozione che provavo quando, all’inizio, una delle prime volte camminavo nei corridoi e dicevo: ‘Oddio, ho bisogno di ringraziare, grazie’. Sentivo questa profonda gratitudine. Adesso so chi ha creduto in me e spero in qualche modo di averlo ricompensato, dando a Mariella un’energia e una vitalità che poi vedo quando il prodotto va in onda”.
C’è un attrice che hai preso a modello e soprattutto qual è stata la commedia od opera teatrale fondamentale per farti comprendere la tua passione per la recitazione?
“Ci sono delle attrici, certo, perché secondo me un attore deve avere dei modelli con i quali familiarizza o a cui tende. Poi a un certo punto devi capire qual è la tua natura. La cosa fondamentale da capire è che ciascuno è fatto a modo proprio e ciascuno può dare il suo apporto in questo lavoro, può dare la sua chiave di lettura. È giusto avere dei punti di riferimento e per me lo sono stati Anna Magnani e la Marchesini. La Marchesini in particolar modo, e mi sono detta: ‘Okay, io voglio fare questa roba. Che cos’è questa cosa che lei sta facendo?’. Lei aveva dei tempi assurdi, dei ritmi incalzanti, una musicalità nella voce. Sì, lei è stata uno dei miei punti fermi che mi ha fatto fermare e dire: ‘Io voglio essere questa cosa qui’. Però poi, come dicevo, a un certo punto bisogna fermarsi e dire: ‘Okay, questo mi piace, tendo verso quello, però io chi sono? Qual è il mio apporto, qual è la mia chiave?”.
Sarai anche impegnata a teatro con lo spettacolo, “Streghe da marciapiede”: quanto sei felice di essere anche sul palcoscenico e quanto ritieni fondamentale il teatro nel tuo percorso?

“Io penso che il teatro sia fondamentale per un attore, perché è un continuo mettersi in gioco in maniera diversa rispetto al set. È il rapporto con il pubblico e il rapporto con sé stessi: a teatro si innescano altri meccanismi, individuali e collettivi. Sono fiera di far parte de Le Streghe. Sono contenta che Stefano Amatucci abbia avuto questa intuizione nata come una piccola follia, perché non sapevamo dove stavamo andando. È stato un esperimento e sono contenta che questo esperimento si sia trasformato in qualcosa di magico, che ci unisce e che ha avuto un grande successo di pubblico, nel senso di affetto, di vicinanza del pubblico: ci ha sostenuto, ci sostiene, e quindi sono estremamente grata per questa avventura”.
Cosa provi nel lavorare anche a teatro con alcune colleghe di Un posto al sole e soprattutto quanto cambia l’approccio?
“Lavorare in teatro insieme, con le mie colleghe, ci ha dato la possibilità davvero di conoscerci. I ritmi di Un Posto al Sole sono molto serrati: a meno che non giri delle scene insieme non hai tempo di condividere molto. Si passa subito alla scena successiva e ognuno di noi poi ha i suoi impegni. Il teatro, invece, ha dei tempi completamente diversi, dilatati. C’è il tempo delle prove, che sono mesi nei quali tu, come attore, conosci davvero l’altro e capisci quanto puoi fidarti di lui, sulla scena e oltre. Questa è anche una delle magie del teatro. Ti fa entrare nell’aura dell’altra persona, io dico. Devi conoscere a tal punto da fidarti in scena e sapere, bene o male, quello che potrà succedere o prevedere qualcosa che lei potrà fare se le cose non vanno proprio nel modo prestabilito. S’instaura veramente una bella magia e con loro si è creata questa grande sinergia, fuori e dentro il teatro”.
Infine un tuo sogno nel cassetto?
Il cassetto lo tengo aperto, i sogni non li lascio chiusi là dentro e cerco di realizzarli giorno dopo giorno. Questo è il mio modus vivendi”.




