Interviste

Intervista a Maria Di Lanno: «Versi per la pace è più di una silloge poetica. È un grido d’aiuto e insieme anche una risposta allo stesso dolore che non potevamo continuare a tenere a distanza come se non esistesse»

Maria Di Lanno nasce a Napoli nel 1996.

Di formazione economica, ma di vocazione umanistica, ha sempre coltivato la curiosità per la psicologia e per i meandri della mente umana, alla ricerca di una maggiore comprensione di sé e degli altri.

La poesia entra nella sua vita a diciassette anni, trovando in Antonia Pozzi la sua poetessa preferita. Dal 2018, la sua voce si fa anche vernacolo: nei suoi versi Napoli diventa protagonista, memoria e paesaggio.

È socia volontaria dell’Associazione Culturale no profit Poesie Metropolitane, con cui condivide l’impegno per la riqualificazione urbana e la diffusione della poesia come strumento di riscatto sociale sul territorio.

Nel 2024 è finalista al Concorso di poesia in lingua napoletana “Nazario Napoli Bruno”.

Nel 2025 si classifica al 3° posto “con Plauso d’onore” nella Sez. B – Poesia in vernacolo al Premio “Pino Daniele” VI Edizione, indetto da “La Madia dell’Arte”.

Nel 2026 ottiene il 3° posto al Premio “Salvatore Cerino” XXII Edizione, con la sua poesia “Naufraga”.

Intervista a Maria Di Lanno per Il Diurno

Ciao Maria, da dove nasce la tua passione per la poesia?

“Ho iniziato a scrivere poesie all’età di diciassette anni, ma già intorno ai quindici scrivevo pensieri in prosa. Non è stata una vera e propria scelta, piuttosto mi sono lasciata trasportare dall’ispirazione a comporre in versi, in maniera spontanea e naturale. Ho continuato a scrivere parallelamente sia in prosa che in poesia, trovando in entrambe le forme una certa musicalità, con la differenza che in poesia riuscivo ad esprimere concetti in maniera non solo più sintetica, ma anche più incisiva.

Questa passione è poi maturata quanto più ho iniziato a leggere poeti, in particolare del passato e soprattutto vicini alla poesia intimistica e al simbolismo”.

C’è una raccolta di poesie che è stata per te decisiva per avvicinarti a questa passione?

“Ricordo che iniziai a spulciare sul web alla ricerca di poeti da scoprire, saltando da un sito all’altro e trascorrendovi molto tempo. Insieme alle poesie, ci tenevo a scoprirne anche le biografie, come per trovare nei loro versi l’espressione e il filo conduttore delle loro esistenze.

Ero restia a comprare raccolte poetiche perché trovavo già tanto materiale su internet, per cui mi sembrava uno spreco, e ancora oggi acquisto più romanzi che libri di poesia.

Posso dire che in Antonia Pozzi ho trovato la mia poetessa preferita: i suoi versi sono per me un luogo dove tornare ogni volta che voglio sentirmi coccolata, ispirata e compresa”.

Tu fai parte dell’associazione Poesie Metropolitane: cosa significa per te essere “poetessa metropolitana”?

“Faccio parte di Poesie Metropolitane dal 2024. Essere poeti metropolitani significa utilizzare la poesia non soltanto come espressione del sé, ma soprattutto per “fare” qualcosa di concreto nel sociale, al servizio del prossimo e di chi non ha voce. Allora, “poeta metropolitano” è chi scrive poesie d’amore per poi dipingerle su panchine e spazi urbani, per valorizzare il territorio e diffondere senso civile, di bellezza e di cura. Poeta metropolitano è chi decide di partecipare a una silloge poetica, o a qualsiasi altro progetto poetico, il cui ricavato andrà in beneficenza per fini solidali, sociali e culturali.

Poeta metropolitano significa quindi fare rete, soprattutto in un’epoca in cui, purtroppo anche nel settore poetico, emerge troppo individualismo e fame di successo fine a se stessa”.

Che emozione hai provato nel vincere il 10 maggio il terzo premio del prestigioso Premio nazionale di poesia “Salvatore Cerino” XXII edizione 2026 con “Naufraga”?

“È stata per me un’occasione per mettermi alla prova e non mi aspettavo di essere tra i vincitori, perché pensavo di aver scritto poesie più interessanti di “Naufraga”, in senso stilistico più che per il significato.

La giuria ha motivato così la mia vittoria:

“I versi ci proiettano in un sogno impossibile. Il ritorno all’utero materno, l’inconsapevolezza, la protezione, tutto ancora da scrivere, tutto ancora possibile. Ancora un sogno, protagonista di questo testo, un sogno struggente perché irrealizzabile, ma che esprime un bisogno chiarissimo e concreto.”

Non posso che dirmi onorata per queste parole e per il Premio in sé, che rende omaggio alla memoria del celebre poeta Salvatore Cerino, figura centrale del Novecento artistico napoletano, seppure forse non molto conosciuta. In tal senso, il Concorso mi ha permesso anche di scoprirlo e di apprezzarlo, dalla precedente edizione in cui non risultai invece vincitrice. Inoltre fui felice di vivere una piacevole serata poetica e musicale, circondata da tante persone e poeti, conosciuti e non, anche di grande sensibilità emersa dalle loro poesie e parole; tutto ciò incorniciato nella storica e splendida Chiesa di S. Maria del Parto, a Mergellina”.

C’è una silloge poetica che è pregna di attualità, “Versi per la pace”: parlacene.

“Versi per la pace” è più di una silloge poetica: è un grido d’aiuto e insieme anche una risposta allo stesso dolore che non potevamo continuare a tenere a distanza come se non esistesse.

Così, noi di Poesie Metropolitane, abbiamo lanciato una call nazionale: abbiamo chiesto versi, sì, ma soprattutto un atto concreto, una donazione libera al Palestine Children’s Relief Fund. Allora, con una delicatezza e una generosità che ci ha commossi, hanno risposto centinaia di poetesse e poeti da tutta Italia.

Grazie a Osso Rosso Edizioni, quel pianto collettivo è diventato un libro con cui abbiamo già raccolto oltre 1.000 euro, ma non finisce qui: per ogni copia acquistata, 3 euro continueranno ad essere devoluti a Gaza.

È poesia che non si limita a consolare, prova a salvare, per cui sono molto orgogliosa del nostro progetto che so essere una goccia in mezzo al mare, ma tante gocce possono diventare mare, in un’epoca in cui troppi restano sulla riva a guardare”.

Infine, stai lavorando a nuove poesie?

“Come ho già detto, scrivo poesie da quando avevo diciassette anni, ma la poesia in vernacolo ha bussato alla mia porta solo intorno ai ventidue. È successo in un modo particolare, che ho raccontato a pochissime persone. Era una sera d’inverno, pioveva e, piuttosto che dormire, un po’ triste e malinconica com’ero, ho provato ad allietare l’umore immergendomi nelle canzoni di Pino Daniele, di Enzo Avitabile, fino a ritrovarmi a guardare gli sketch di Massimo Troisi. Probabilmente – lo dico sorridendo – quando ho preso sonno, il dialetto ha continuato a scorrermi nelle vene fino al mattino dopo quando, appena aperti gli occhi, ho visto fuori dalla finestra il cielo bianco e le vetrate rigate di pioggia: una malinconia profonda ha preso il sopravvento e sono sorti nella mia mente prima dei versi, poi le strofe, di una breve poesia in vernacolo. Da quel momento, la poesia in dialetto torna a farmi visita meno spesso di quella in italiano, ma forse le sono più affezionata e intendo prendermene cura.

Tornando quindi alla domanda: l’ispirazione viene a farmi visita di tanto in tanto, e nel frattempo sto raccogliendo poesie in italiano, ma sarei più entusiasta di pubblicare un libro di poesie in vernacolo. Quando scrivo in italiano, i versi nascono più dal mio mondo interiore, mentre quelli in dialetto sono spesso suscitati dalla mia città, Napoli. Nel corso del tempo mi sono impegnata, divertita e appassionata nell’imparare a scrivere il dialetto nel modo più corretto possibile: una soddisfazione per l’impegno, una gioia per il cuore, legata alle mie origini.

Sicuramente, un libro di poesie in italiano sarebbe molto più intimistico, e forse anche per questo non mi sento ancora pronta, ma anche perché mi piacerebbe, ancora una volta, ideare qualcosa che abbia uno sguardo sull’esterno, piuttosto che circoscritto nei limiti del proprio sé che, per quanto profondo possa risultare, rischia di esprimere cose già dette, e meglio, dai grandi poeti del passato. Forse, in questo senso, sento anche di dover ancora crescere poeticamente per dare il meglio di me. Per quante poesie abbia scritto in italiano nel corso degli anni, considero ancora poche le più riuscite, ancora meno se chiedo a me stessa: “Perché dovrei pubblicarle?”.

Con questa domanda, che porrei per curiosità ad ogni poeta, alla ricerca di risposte quanto più originali possibili, concludo la nostra piacevole intervista”.

Naufraga, la poesia vincitrice di Maria Di Lanno:

Naufraga

Tornerei da dove venni

alla luce, in quello spazio

vitale, seppure angusto

e buio, abitato per settimane.

Tornerei lì dentro, quando ancora

non conoscevo alcuna voce,

ma un miracolo vuole

che qualcuna mi fosse già familiare.

Tornerei perché malgrado

nessuno mi conoscesse,

qualcuno già mi amava

e sorrideva al mio solo essere.

Tornerei nel buio in cui

mi bastava scalciare

senza parlare, per avere

piena attenzione.

Tornerei in quello spazio

per ritrovare la sensazione

di sentirmi avvolta

in un continuo abbraccio.

Andrei indietro nel tempo

solo per ricominciare:

dal buio alla luce,

e dalla luce alla pace,

quando, rotte le acque,

e agitato il mare,

fui naufraga fra le braccia

cullanti di mia madre.

La poesia in dialetto di Maria Di Lanno:

Int ‘a Terra d”o Sole

Int ‘a Terra d’’o Sole

‘o chiovere stà

int ‘a ll’uocchie d’’a gente,

senza fa rummore,

pecchè s’è asciuttato pe’ mezzo

d’’o calore: accussì ‘e perzone

accumparono allere.

E quanno po’ succere

ca chiagne pure ‘o cielo,

‘e lacrime ‘e ‘sta gente

s’ammescheno e se perdono

int ‘o chiovere maligno

ca nun lava ‘o dulore:

abbrucia ‘e ferite.

(22 febbraio 2018)

Gaetano Perrotta

Gaetano Perrotta

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