Interviste

Intervista a Mariana Falace, tra nuovi impegni e sogni nel cassetto: «Sarò nella settima stagione di Rocco Schiavone. Sogno d’interpretare Antigone a teatro»

L’attrice Mariana Falace ci ha concesso un’intervista esclusiva nella quale ha riassunto i prossimi progetti lavorativi facendo un resoconto della sua carriera, dal primo film con Carlo Verdone all’incontro con Muccino, sino ad oggi. Ha dato vita ad importanti spunti, attraverso i quali possiamo notare la sua necessità e ricerca continua di confrontarsi con nuovi ruoli: il riferimento è al teatro, come ha raccontato nel corso della chiacchierata. L’interprete napoletana ha posto l’accento sul «mestiere» dell’attrice e sui suoi sogni nel cassetto.

Ciao Mariana da dove nasce la tua passione per la recitazione?

« La mia recitazione nasce fin da bambina. Da quanto ricordo e mi viene detto: all’età di tre-quattro anni, amavo travestirmi come tutte le bambine, con gli abiti della madre. Io non solo mi travestivo: passavo ore e ore con questi travestimenti chiusa nella mia camerata, ma replicavo tutti i finali dei film che vedevo a quell’età, la maggior parte dei quali erano Walt Disney, più cartoon. Recitavo i finali dei film a memoria. Amavo avere il mio siparietto. I miei amici che erano delle bambole, dei peluche, li mettevo lì come se fossero un pubblico e mi dovevano guardare. Mi nascondevo in quello che è il mio mondo, la mia fantasia. Mi piacevano le storie che mi raccontava mia madre. Tutte le sere mi leggeva queste storie e mia madre mi racconta che le imparavo a memoria. Avevo questa capacità di memorizzarle. Mi tuffavo dentro queste storie, m’innamoravo e mi lasciavo trasportare. Sin da bambina, quando guardavo alle grandi star sui red carpet, mi affascinava quel mondo, restavo senza parole. Capivo che c’era un trasporto in quel mondo: è nata così. Ho visto la mia prima opera teatrale con mio nonno quando avevo sei anni. Fu amore a prima vista di tutta quella magia che c’è nel cinema e a teatro. Per la prima volta all’età di sei anni vidi la potenza che emanava un attore, la cui voce arrivava fino all’ultimo spettatore. M’innamorai di quella potenza e capacità ipnotica che avevano gli attori».

Nel tuo curriculum vanti esperienze con nomi importanti del cinema italiano. C’è qualcuno con cui ti piacerebbe tornare a lavorare o qualcuno con cui non hai ancora lavorato?

Con Carlo Verdone sul set

Grazie per avermi detto che nel curriculum ci sono esperienze con nomi importanti del cinema italiano. Sono gratificata di questo: ho avuto l’opportunità di recitare subito con i grandi del cinema e ho cercato d’imparare quanto più possibile da loro. Il mio primissimo film è stato con Carlo Verdone, dove interpretavo la figlia di Carlo Verdone. Nel cast c’erano Anna Foglietta, Max Tortora, Rocco Papaleo. Ho cercato di assimilare da loro le tecniche della commedia che possono sembrare semplici, ma non lo sono».

Mi piacerebbe tornare a lavorare con quasi tutti: ho avuto bellissime esperienze. Non è un cliché, non ho mai avuto un’esperienza negativa. Vorrei tornare a lavorare con tutti (Carlo Verdone, Paolo Sorrentino, Stefano Sardo e Gabriele Muccino).

«Gabriele Muccino è la mia confort zone: è in grado di scavarmi dentro nel mio mondo come nessun altro. Per quanto riguarda qualcuno con cui non ho ancora lavorato, sono tantissimi i registi con cui vorrei lavorare: non c’è n’è uno in particolare. Il mio sogno sarebbe Marco Bellocchio, oppure Alice Rohrwacher che è una grandissima regista con quella forma poetica nei suoi film. Mi piacerebbe lavorare con Sydney Sibilia nelle sue commedie brillanti oppure Stefano Sollima per un thriller poliziesco accattivante. Ce ne sono tanti: Gabriele Mainetti».

Spesso in un mestiere come l’attrice, si è circondati da tante persone ma ci si sente soli. Come riesci a gestire i rapporti e quanto per te è importante la condivisione?

«Questa è una domanda molto interessante. L’attore, almeno per quanto riguarda me, penso un po’ in generale, ma dal mio punto di vista l’attore è un po’ solitario. Amo molto stare in solitudine: sono felice quando faccio una serata a casa a guardare un buon film e un buon bicchiere di vino con i miei cagnolini. Mi reputo un po’ un lupo solitario. In questo mestiere ho avuto l’opportunità di conoscere persone fantastiche. Io sono sempre stata me stessa: poi è normale che una persona nel tempo cerca di migliorarsi, di diventare più matura e sai gestire meglio i rapporti lavorativi e interpersonali. Bisogna circondarsi di persone che vivono della tua stessa passione. Spesso il mestiere dell’attore non è molto capito: c’è ancora un po’ di chiusura. Se parliamo di un set i rapporti che si creano fra gli attori sono fondamentali: l’ascolto dell’altro è importantissimo soprattutto nelle battute, quando devi fare una scena. Per me in generale i rapporti sono importantissimi: sono la base del nostro mestiere, come fare tantissime conoscenze, vedere la visione di altre persone. Io, però, mi reputo molto lupo solitario».

Ci sono progetti lavorativi in cantiere, tra cinema e televisione?

«Ci sono dei progetti lavorativi in cantiere: sto aspettando delle uscite. Sono entrata a far parte del cast di Rocco Schiavone, la serie con Marco Giallini. Poi c’è un altro progetto in cantiere, però purtroppo è top secret ancora: noi napoletani siamo un po’ scaramantici su questa roba. Non diciamo nulla prima dell’avvio di tutto, anche del contratto, perché fino quando non c’è il contratto, non c’è la firma. Mi è stata mandata la richiesta, la stesura della sceneggiatura: un personaggio bellissimo, molto onirico, ma non posso rivelare ancora nulla».

Hai un sogno nel cassetto?

«Il mio sogno nel cassetto è fare l’attrice, il mestiere che sto facendo. Questo mestiere è molto altalenante: è un sogno nel cassetto che si apre e si chiude ogni volta. L’importante è che sia sempre lì: un punto fermo e altalenante, perché sappiamo tutti che questo mestiere lavori due o tre mesi, poi per sei mesi stai fermo, poi lavori per altri due o tre mesi, per altri mesi stai fermo. L’importante, ripeto, è che quel sogno sia sempre pieno di fervore, di gioia. Quando apro quel cassetto c’è sempre una gioia nel mio sogno, sì, ed è questo, fondamentalmente, è il mio sogno nel cassetto: affermarmi come attrice e soprattutto avere la gratitudine da parte del pubblico».

C’è un ruolo che ti piacerebbe interpretare al cinema, in teatro, o in televisione?

«Ci sono tantissimi ruoli che vorrei interpretare e mi piacerebbe interpretare se solo mi dessero la possibilità. In teatro, l’ho detto in varie interviste, Antigone è un personaggio davvero tosto, è un personaggio che ha bisogno di tanto studio, sono quattro anni che ci sto su e vorrei assolutamente interpretare.

Antigone è un personaggio che mi è molto, molto, molto caro, chi mi conosce lo sa. Ho studiato tantissimo per questo personaggio e accende tutte quelle che sono le mie corde, anche perché mi reputo molto paladina della giustizia. Per il cinema mi piacerebbe interpretare una Giovanna d’Arco dei nostri tempi per esempio, un’eroina, un personaggio molto, molto forte, sì…. vorrei interpretare un’eroina, assolutamente».

Infine quanto è stato importante il sodalizio e l’incontro con il regista Gabriele Muccino?

« Beh, è stato molto importante, come tutti sapete ovviamente, l’ho già detto in altre interviste, l’incontro con Gabriele Muccino ha dato un po’ la svolta a quella che era la mia carriera. Gabriele Muccino l’ho conosciuto da una masterclass, ero già stata presa, l’avevo saputo una settimana prima, ma lui ovviamente non lo sapeva perché poi durante la masterclass l’ho conosciuto per la prima volta. Eravamo 25 ragazzi, lui teneva questa masterclass a Roma che andava dal giovedì alla domenica: erano quattro giorni intensivi con lui, mi sa che era organizzata da studio cinema, ora non ricordo bene perché sono passati sette anni da quella masterclass, sette, otto anni.

Ero stata presa per il film di Carlo Verdone, ero molto felice di quel momento: quindi andavo alla masterclass anche con gioia, mi ricordo che lui mi ha conosciuto inizialmente in una scena mi sono bloccata. La prima volta che mi ha visto mi ricordo che mi bloccai, quindi credevo che forse non gli ero piaciuta, non lo avevo colpito, poi abbiamo riprovato con un’altra scena, diciamo che gli ho fatto un po’ faville, e lui mi ha fatto scrivere, tramite la sua casting, dopo la masterclass, per un piccolissimo ruolo ne “Gli anni più belli”, piccolo ruolo che però è stato subito fondamentale.

Lì è stato il mio battesimo con lui, mi ha testata: era la prima scena che giravo con uno dei grandissimi attori del nostro cinema italiano, PierFrancesco Favino, che è qualcosa di magistrale, e quindi avevo un po’ di ansia, Era proprio il mio primissimo set, perché il film di Carlo Verdone lo sarei andato a girare dopo un mese, quindi era proprio la mia prima esperienza da set vero, da film vero, importante, e lì Gabriele mi ha fatto un po’ il battesimo, mi ha testata per capire se io lo seguivo, andavo dietro alle sue direzioni, andavo dietro agli attori, e poi da lì mi ha chiamata per essere protagonista nel cortometraggio insieme a Francesco Scianna.

Mi ha dato la grande opportunità di essere regina nella serie “A casa tutti bene”, un ruolo che nel film c’era, ma non era poi dettagliato come nella serie. Lì la serie è stata la svolta, perché mi ha fatto conoscere al grande pubblico che segue Sky e chi non segue anche Sky, quindi sì, devo molto della mia carriera a Gabriele Muccino, è un regista che ha creduto tanto in me, che non si è fermato, come tutti quelli con cui ho lavorato, devo dire la verità, non si è fermato, quindi all’apparenza. A volte essere una bella ragazza può far sembrare che questo mestiere lo fai perché ti vuoi divertire soltanto, perché ti piace apparire, in realtà no, ho qualcosa da dire, ho qualcosa da comunicare, ho qualcosa di urgente da comunicare. Posso essere me stessa soltanto attraverso i ruoli, io sento di essere me stessa solo attraverso il ruolo che interpreto. Risulta paradossale perché in quel momento io interpreto un’altra persona, sto interpretando qualcuno che è diverso da me, però in realtà riesco ad essere me stessa in quel momento e lui quindi ha visto qualcosa di urgente che dovevo. comunicare, quindi sì, ripeto, devo molto dell’inizio della mia carriera a Gabriele Muccino, lo adoro, lo adorerò sempre, lo stimo come regista e ovviamente spero di lavorare di nuovo con lui».

Gaetano Perrotta

Gaetano Perrotta

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