Letteratura e libri

“Che Il Libeccio faccia il mio gioco. Omaggio alle parole in volo”, trama del libro

Ecco la sinossi del romanzo filosofico e lirico “Che Il Libeccio faccia il mio gioco. Omaggio alle parole in volo”, di Luisa Aliotta

Ludovica De Broca è una giovane bohémien, direttrice di biblioteca e scrittrice, che ama definirsi viveur – perché vive in modo incontrollato, abbandonandosi con passione a tutto ciò che è meraviglioso e sconvolgente, come un’esteta perduta nella bellezza. Convinta di questo stile di vita, difende con determinazione ciò che chiama “la purezza” nel suo vero mondo di carta – un universo parallelo dove prendono forma esperienze che nel mondo reale non trovano spazio, come l’amore. Ludovica ingaggia una continua battaglia contro il mondo sensibile, quello concreto e condiviso da tutti — inclusi la sua migliore amica, il suo assistente e clienti pretenziosi — pur lanciandosi in raffinati giochi di seduzione con le persone che la circondano. Si innamora almeno due volte, certa che l’amore possa esistere nei libri e nelle lettere che scrive, cercando ostinatamente una forma di comunicazione tra la realtà pratica e la vita interiore – quella parte profonda e autentica che abita ogni essere umano, ma che in molti resta silente. Nel tentativo di trovare una forma esistenziale – ovvero una corrispondenza tra vita ed esistenza – Ludovica sperimenta diversi espedienti per superare questa presunta incomunicabilità: tradimenti disperati, epistole mai consegnate, “giochi di significanti”, “sguardi identitari”… fino all’incontro con un ragazzo sordomuto, che diventa la chiave per infrangere il confine tra il suo mondo di carta e la realtà. Sarà attraverso di lui che finalmente toccherà qualcosa di autentico e fragile, qualcosa che il mondo non riesce a comprendere. Come accadrà? Bisogna vivere la vita di carta, leggerla per scoprirlo.

Digitale: https://www.lafeltrinelli.it/che-libeccio-faccia-mio-gioco-ebook-luisa-aliotta/e/9788836213511?srsltid=AfmBOopDzvlyrY1Zpd_MJY6HYV4AlA1NOfAPTtyfXSRsHR16nYq784h2

Copia fisica : https://www.amazon.it/libeccio-faccia-gioco-Omaggio-speciale/dp/8836213502

BIOGRAFIA DI LUISA ALIOTTA

Luisa Aliotta è una scrittrice e insegnante di Lettere e Filosofia, nata ad Acerra, in provincia della splendida Napoli, il 28 giugno 1993. Laureata in Filosofia e Storia presso l’Università Federico II di Napoli, ha sviluppato una visione della scrittura nutrita da un approccio post-esistenzialista e da profonde influenze romantiche. Le sue opere esplorano i temi dell’esistenza, interrogando l’individuo, le sue contraddizioni, i suoi silenzi e il suo bisogno di significato. Tra i suoi riferimenti letterari figurano autori come Pessoa, Moravia, Pavese e Bufalino, che hanno contribuito a formare la sua sensibilità e il suo sguardo sul mondo. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari: il primo posto al Premio di poesia Amalia Vilotta nel 2021, il secondo posto al Premio Hombres di giornalismo nel 2023, e il primo posto al concorso Versi e Non Versi nel 2024 con l’articolo Come nasce un insegnante di materie umanistiche. Nel giugno del 2025 ha vinto il Premio Città di Mestre, grazie al quale ha pubblicato il suo primo romanzo, Che il libeccio faccia il mio gioco, edito da Mazzanti Editori. 

Oltre alla scrittura narrativa e poetica, gestisce il blog “La donna che guarda”, uno spazio di divulgazione culturale e riflessione, in cui esplora la letteratura, la filosofia e le inquietudini dell’esistenza contemporanea. La sua scrittura nasce da una necessità profonda: dare forma a ciò che altrimenti resterebbe invisibile, trasformando il pensiero in parola e la parola in presenza. 

Il mio lavoro di insegnante rappresenta per me la storia d’amore più bella che possa vivere: prematura, perché sono in piedi da poco più di tre anni e mezzo, ma ogni giorno capace di farmi sentire come se potesse durare per sempre. Insegno Filosofia e Storia con la convinzione che il pensiero sia uno strumento vivo, necessario, e che educare significhi accendere possibilità. Parallelamente, scrivo — come mi dice il cuore — per necessità, affinché io possa esistere realmente. Senza parole su carta mi sento muta, e quando non scrivo per più di due giorni temo di non essere mai esistita, come se ogni possibilità di futuro potesse dissolversi nel silenzio. Di me si dice che sia “di poche parole, ma buone”.

Gaetano Perrotta

Gaetano Perrotta

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